Il capo dell’esercito pakistano Asim Munir arriva a Teheran mentre si intensificano gli sforzi di mediazione per garantire un accordo di pace tra Stati Uniti e Iran.

Il potente capo dell’esercito pakistano, il feldmaresciallo Asim Munir, è arrivato a Teheran venerdì mentre si intensificavano gli sforzi diplomatici per mediare un accordo di pace tra Iran e Stati Uniti. Secondo quanto riferito, i funzionari pakistani stanno svolgendo un ruolo di mediazione crescente mentre le potenze regionali spingono per prevenire un conflitto più ampio.
Ma i funzionari iraniani hanno moderato le aspettative per una rapida svolta. Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano ha affermato che le differenze nei colloqui mediati tra Teheran e Washington rimangono “profonde e significative”, segnalando che importanti ostacoli si frappongono ancora a un accordo formale.
Nel frattempo, cresce l’indignazione per il trattamento riservato da Israele agli attivisti della flottiglia umanitaria di Gaza dopo che gli organizzatori della Global Sumud Flotilla hanno affermato che almeno 15 detenuti hanno denunciato episodi di violenza sessuale, compreso lo stupro, in seguito al loro sequestro da parte delle forze israeliane in acque internazionali. Le accuse si aggiungono al crescente controllo internazionale sul modo in cui Israele tratta gli attivisti e i detenuti filo-palestinesi.
Ecco cosa sappiamo:
Nell’Iran
- La fine della guerra è “essenziale”: Un funzionario iraniano ha affermato che fermare la guerra “su tutti i fronti” è una condizione necessaria per qualsiasi futuro negoziato con gli Stati Uniti, sottolineando che nessun accordo finale è stato ancora raggiunto nonostante gli sforzi in corso per colmare le differenze tra Teheran e Washington. La fonte ha aggiunto che un’atmosfera diplomatica positiva da sola “non è sufficiente” per garantire un accordo.
Diplomazia di guerra
- ‘Punto di svolta’: L’Iran ha affermato che l’intensa attività diplomatica con gli Stati Uniti ha raggiunto una fase “decisiva”, con il portavoce del ministero degli Esteri Esmaeil Baghaei che ha citato la presenza di alti funzionari pakistani a Teheran come parte degli sforzi per garantire un accordo di pace. Ha detto che l’Iran non discuterà pubblicamente i dettagli dei negoziati sul nucleare dopo che i colloqui passati “ci hanno portato alla guerra”, ribadendo al contempo il diritto di Teheran di perseguire l’energia nucleare pacifica.
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Le sanzioni non sono una priorità: Un funzionario iraniano afferma che la fine della guerra, la revoca del blocco statunitense e la garanzia della stabilità nello Stretto di Hormuz rimangono le principali priorità di Teheran nei colloqui di pace in corso, sottolineando al contempo che la revoca delle sanzioni sulle esportazioni di petrolio e il rilascio dei beni congelati “non sono dettagli per noi”. Il funzionario ha anche elogiato il ruolo del Qatar nel sostenere gli sforzi di mediazione guidati dal Pakistan.
- Le Nazioni Unite spingono su Hormuz: La Francia ha redatto una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite proponendo una missione internazionale per ripristinare la navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz, mentre una proposta concorrente tra Stati Uniti e Bahrein incontra la resistenza di Russia e Cina, che hanno segnalato che potrebbero porre il veto alla misura. La disputa sul controllo della via navigabile strategica è diventata un ostacolo chiave negli sforzi per porre fine alla guerra USA-Israele contro l’Iran, tra l’aumento dei prezzi del petrolio e le interruzioni delle spedizioni.
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Negli Stati Uniti
- Continuano gli sforzi diplomatici: Gli Stati Uniti hanno affermato che sono stati compiuti “alcuni progressi” nei colloqui con l’Iran, anche se permangono importanti differenze sul programma di Teheran sull’uranio arricchito e sul controllo dello Stretto di Hormuz. Pakistan e Qatar intensificano gli sforzi di mediazione a Teheran mentre il segretario di Stato Marco Rubio avverte che Washington ha ancora “altre opzioni” se la diplomazia fallisce.
- Cresce la pressione interna: Jason Campbell del Middle East Institute ha affermato che il presidente Donald Trump si trova ad affrontare crescenti pressioni per allentare la guerra con l’Iran con l’aumento dei prezzi del petrolio e l’avvicinarsi delle elezioni di medio termine negli Stati Uniti, nonostante Trump insista sul fatto che il conflitto “finirà presto”. Campbell ha affermato che Teheran ritiene di poter resistere a pressioni economiche e di sicurezza prolungate, mentre “il tempo non è un fattore neutrale” per la Casa Bianca.
In Libano e Gaza
- Sanzioni statunitensi in Libano: Washington ha imposto sanzioni a nove persone in Libano, tra cui due ufficiali militari accusati di legami con Hezbollah, anche se gli Stati Uniti continuano a mediare i colloqui tra funzionari libanesi e israeliani.
- Attacchi mortali in Libano: Gli attacchi israeliani nel sud del Libano hanno ucciso almeno 11 persone, tra cui diversi operatori sanitari e paramedici, nell’ultima violenza che ha messo alla prova il fragile cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti tra Israele e Libano. Gli attacchi hanno colpito diverse località nel distretto di Tiro, tra cui Deir Qanoun en-Nahr, Hannaouiyah e Nabatieh, poiché Israele afferma che continuerà a prendere di mira Hezbollah nonostante la tregua.
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L’economia del Libano messa a dura prova dalla guerra: Gli imprenditori libanesi affermano che le guerre che coinvolgono Israele, Hezbollah e Iran stanno aggravando la crisi economica del paese, con l’aumento dei costi del carburante e delle forniture che spingono l’inflazione più in alto e danneggiano i mezzi di sussistenza. A Beirut, il barbiere Mario Habib afferma che l’impennata dei costi dei generatori, della benzina e dei prodotti ha ridotto gli affari, mentre gli economisti avvertono che la fragile ripresa del Libano potrebbe arrestarsi se il conflitto continua.
- Hamas accusa Israele di voler cacciare i palestinesi: Osama Hamdan, alto funzionario di Hamas, ha affermato che la guerra di Israele a Gaza mira a “porre fine alla presenza palestinese” nel territorio piuttosto che limitarsi a occuparlo, respingendo le richieste di disarmo di Hamas e avvertendo che i palestinesi continueranno a resistere a ciò che ha descritto come tentativi di costringerli a lasciare la loro terra.
