Il governo italiano è diviso tra le norme per revocare le concessioni autostradali

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ROMA – Sabato il governo italiano non è riuscito a concordare una legge che renderebbe più facile e meno costoso revocare le concessioni per la gestione delle autostrade, un segno di divisione tra i partiti al governo su come gestire le conseguenze di un fatale crollo di un ponte stradale l'anno scorso.

FOTO FILE: Vista generale del Ponte Morandi, prima che esplosioni controllate demoliscano due dei suoi piloni quasi un anno da quando una sezione del viadotto è crollata uccidendo 43 persone, a Genova, in Italia, il 28 giugno 2019. REUTERS / Massimo Pinca / File Photo

Un ministro del governo che non voleva essere nominato ha dichiarato, dopo una riunione del gabinetto di cinque ore, che il governo aveva approvato provvisoriamente un documento, ma le misure dovevano ancora essere concordate prima che diventasse definitivo.

Il decreto in esame afferma che la società statale ANAS gestirà temporaneamente le autostrade se un operatore dovesse revocare la concessione, come dimostra un progetto di documento visto da Reuters.

Inoltre riduce considerevolmente gli importi che il governo deve pagare a una società a pedaggio se una concessione viene revocata a causa di carenze da parte dell'operatore.

Il movimento a 5 stelle al potere ha ripetutamente incolpato Atlantia, una società controllata dalla famiglia Benetton, per il disastro causato dal crollo del ponte Morandi a Genova lo scorso anno, in cui furono uccise 43 persone. Il ponte era gestito dall'unità stradale Atlantia Autostrade per l'Italia.

Atlantia ha negato qualsiasi illecito e ha affermato di aver effettuato la manutenzione del ponte come richiesto dal contratto.

Il decreto non menziona Atlantia, ma una fonte governativa ha detto a Reuters che le misure potrebbero essere applicate ad esso.

Il primo ministro Giuseppe Conte ha dichiarato che questo mese una decisione sull'eventuale revoca della concessione autostradale di Atlantia sarà presa entro la fine dell'anno.

REVOCARE O RINNOVIARE?

Il destino della concessione è stato fonte di disaccordo tra 5 stelle e i suoi alleati di centrosinistra, il Partito Democratico (PD) e Italia Viva (IV).

Fonti per il partito del PD hanno detto all'inizio di questo mese che la rinegoziazione della concessione avrebbe comportato meno rischi per le casse statali rispetto alla revoca della concessione e potenzialmente scatenando una lunga battaglia legale.

Il progetto di decreto afferma che se la concessione viene revocata a causa di carenze da parte dell'operatore, lo stato dovrà pagare alla società solo un importo pari al valore degli investimenti effettuati nella rete autostradale meno l'eventuale risarcimento per i danni causati per cattiva gestione.

Un simile regime comporterebbe un risarcimento inferiore ai 15-20 miliardi di euro calcolati dagli analisti finanziari sulla base degli attuali contratti tra il governo e l'Autostrade per l'Italia di Atlantia.

Il decreto proposto ritarda anche fino agli aumenti di pedaggio autostradali di giugno dovuti all'avvio del prossimo anno.